C’è un articolo che volevo scrivere da un po’ di tempo e riguarda alcuni fatti di cronaca noti accaduti negli ultimi mesi.
Cito in particolare due di essi perchè riassumono la spaventosa violenza gratuita in stile arancia meccanica di cui ci meravigliamo quando parliamo di essi.
Il primo fatto riguarda un ragazzo, Gioele Leotta, emigrato per lavorare come cameriere stagionale in un locale nel Kent e ritrovatosi dopo soli sei giorni con un suo amico a fronteggiare un gruppo di lituani ubriachi. Gli hanno sfondato la porta della stanza a calci, sono entrati in gruppo e li hanno massacrati di botte. Giole è morto in ospedale e l’ amico si è salvato solo perchè si è finto morto.
Inizialmente si rimane perplessi per la dinamica dell’ accaduto e per l’aggressivuità, oltretutto scaturiti dal pretesto che qualcuno si sarebbe lamentato per il rumore proveniente dall’ appartamento dei lituani e quel qualcuno erano gli italiani.Ovviamente.
Giovani, appena arrivati e con un lavoro proprio lì sotto casa.Inizialmente si era parlato di un omicidio a sfondo razziale, in effetti non concordo..è qualcosa di più di un banale attacco razziale.
Immaginatevi di essere cresciuti in uno dei paesi tra i più poveri della zona EU con un salario minimo che si attesta sui 300 euro pro capite.La Lituania.
Magari non siete orfani e quindi siete fortunati a non essere stati abbandonati in un orfanotrofio in stile sovietico, ma avete avuto un genitore che quando andava bene faceva colazione con una pinta di vodka.
In questo contesto, una volta adulti emigrate con un paio di altri connazionali e magari lavoricchiando tra un sussidio e l’ altro riuscite a tirare la giornata. Una notte vi ospita qualcuno, altrimenti dormite in giro, come passatempo ci si ritrova e si beve tutto il giorno, in una squallida stanza di quindici metri quadri.
Poi arrivano due ragazzi giovani, carini e vestiti bene, che trovano lavoro proprio sotto casa e lo trovano subito. Qualcuno si lamenta per il rumore, forse è vero forse no, tanto non importa il pretesto..ormai l’invidia li acceca. Il gruppo, minacciato perchè senza lavoro, senza prospettive, composto da persone lavorativamente inqualificabili, a quel punto reagisce.
Il secondo fatto di cronaca invece riguarda l’ episodio avvenuto a Milano, di un capotreno aggredito con un machete da un gruppo di sudamericani. Uno solo era in possesso dei titoli di viaggio per salire sul treno, quindi il capotreno ha intimato agli altri amici di scendere e questo ha innescato la reazione di un ragazzo del gruppo che, estratto il machete dai pantaloni ha quasi reciso il braccio al controllore prima di scendere dal treno.

Anche in questo caso il gruppo si sente minacciato, deve separarsi e forse il capotreno aveva l’ intenzione di fermare qualcuno già troppo aggressivo.
Fatto sta che scatta la gara di solidarietà e poco importa che a sferrare il colpo sia stato uno solo, tutto il gruppo concorre all’aggressione e si diverte quasi per il gesto compiuto dal ragazzo col machete.
Come è giusto che facciano le pandillas del resto, bande disorganizzate incapaci di focalizzarsi perfino su una fonte di guadagno illecita, pronte ad azzuffarsi non appena il tasso alcolemico si innalza o per sfogare la rabbia incontenibile che non riescono a veicolare in altre attività costruttive.

Il consiglio, a chi in futuro anche solo per caso entra in contatto con persone che possano avere queste caratteristiche è di fare attenzione, molta attenzione e trattarli come una famiglia, un clan.

Come diceva il mio istruttore di jujitsu, vi insegno a usare un coltello così appena ne vedete uno magari trovate un diversivo che vi permetta di guadagnare qualche secondo. PER SCAPPARE. Non per fare gli eroi.

Dunque, per riconoscere questi gruppi disorganizzati non basta l’ etnia, perchè la violenza e la povertà sono ovunque.
La società produce questo genere di fenomeno, ci presenta il suo bel prodotto frutto della povertà, del consumismo, dell’ egoismo, della mancanza di quella che una volta era chiamata famiglia.
Non potete avere una famiglia se l’ unico genitore che avete non è mai lucido e magari spende i soldi che guadagna per tutto fuorchè farvi mangiare. O se avete un genitore che magari lavora ma quando va bene lo vedete alla sera mentre ritorna ubriaco e vi augura la buonanotte a cinghiate.
Nemmeno se siete orfani e siete stati parcheggiati in uno squallido orfanotrofio in stile sovietico fino ai 18 anni, dove avete vissuto deprivazioni e abusi, la parola famiglia vi sembrerà qualcosa di concreto.
La famiglia è sicurezza, protezione, accettazione.
Ma ecco che trovando dei giovani cresciuti in un contesto simile, ecco che la parola famiglia inizia ad assumere significato. Certo, non un significato genuino e costruttivo, ma dei rapporti che nascono dal bisogno di protezione e sfociano nella violenza pura e incontrollabile. Qualcuno che magari vi difenda se altri cercano di attaccarvi, che vi offra un riparo quando fa freddo o state male, che condivida qualcosa da bere con voi.
Se avete letto il romanzo di Chuck Palahniuk, Fight Club, ne avrete una versione epurata.
È la società liquida (cit. Bauman) a rendere l’individuo debole non proteggendolo, lo spinge a cercare nel gruppo, qualsiasi gruppo, la propria personalità e il proprio bisogno di protezione.
Inutile scandalizzarsi del fenomeno, inutile pensare che possa diminuire se la lotta contro il più debole è una prerogativa della società odierna che invece difende i gruppi di potere.
Nelle carceri i legami del gruppo si rafforzano, si approfitta del tempo per riorganizzare le attività illecite del gruppo e non c’è rieducazione possibile.
Bisogna agire prima, se davvero importa mitigare il fenomeno, si deve intervenire sui bambini di strada e negli orfanotrofi. Affidarli a famiglie vere che li proteggano. Aiutare a recuperare se possibile il rapporto tra il bambino e il genitore, evitando anche tramite sussidi che trascorra la sua giornata lavorando e non abbia tempo da dedicare al figlio.
Se teniamo conto che le famiglie monoparentali sono in aumento e che le condizioni lavorative moderne sono in peggioramento rispetto al passato, non c’è da aspettarsi in futuro una diminuzione del fenomeno, anzi, sempre più adolescenti alienati ingrosseranno le file dei nuovi eserciti.
Perchè di questo si tratta, laddove le bande sono radicate e organizzate da vere e proprie associazioni criminali, possono contare sul reclutamento di giovanissimi soldati per i loro crimini.
Le identità nazionali con i loro eserciti si sono indebolite, abbiamo abolito il servizio di leva, e in compenso ci ritroviamo adesso nuovi criminali con i propri eserciti personali che sfruttano dei ragazzini.
Bisogna evitare che si formino gang di ragazzini, dividendo il gruppo, affidandoli a famigliari o comunità distanti km dal gruppo. Non devono esistere minori abbandonati, sfruttati, percossi che siano annoiati e abbandonati a loro stessi nei peggiori quartieri residenziali.
Farcela da soli è possibile, anche scegliere la strada giusta, ma è terribilmente difficile e un bambino si sente smarrito, debole, insicuro in tutto quello che fa..non tutti riescono ad attraversare l’ inferno e ad uscirne incolumi.