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Siamo sempre tutti troppo occupati e distratti, alla ricerca di quella che definiamo felicità, condizione per noi ignota e spesso anche troppo astratta a cui associamo questa o quella scelta legata alla nostra insignificante vita.
Tra gli insegnamenti che la vita ti permette di apprendere forse il più importante è questo: siamo così, insoddisfatti, e dobbiamo imparare a convivere con la nostra natura. E magari anche a raggirarla.
Non so se credere in Dio (qualsiasi cosa Dio significhi per ognuno di noi) e in uno dei suoi scherzi mal riusciti, ma siamo stati creati così e questa voglia di volere lasciare un segno del nostro viaggio nella sconfinata storia dell’universo non è altro che una condanna che ci impedisce di godere il presente e quindi la vita che viviamo.

Essere vivi significa esattamente questo, essere qui ed ora adesso, tutto il resto non conta.

Quindi se dovessi descrivere qual è la cosa fondamentale a cui le persone dovrebbero tenere maggiormente, bhe prima dell’amore, prima del denaro, prima di ogni altra cosa a cui dedicate ore di prezioso tempo e sconfinate energie, dovete tenere alla vostra salute.
E la salute si mantiene seguendo quello che è il nostro ritmo naturale, cercando di rispettare il tempo dedicato al riposo, nutrendosi, respirandoe seguendo e rispettando quello che Maslow aveva collocato alla base della sua piramide (http://it.wikipedia.org/wiki/Bisogno). Tutto il resto, viene costruito sopra. Se non riuscirete a conciliare i vostri impegni con i vostri bisogni primari, prima o poi vi ammalerete.

La malattia è una tortura terribile, in cui ci si ritrova ingabbiati e che non è contemplata dalla nostra società. Siamo assimilati a macchine, e ormai siamo talmente tanti che anche la salute di un individuo ha perso il suo valore. Anche se veniamo curati(io preferisco usare il termine riparati) nel periodo della malattia diventiamo ancora utilizzabili come ultimi consumatori e infine come pezzi di ricambio. Per poi essere scaricati all’ultimo battito utile del cuore.

Odio la malattia e solo quando si è malati si riesce a distinguere davvero chi ti ha amato; oltretutto la malattia si inserisce come un nemico tra il malato e le persone che ancora lo amano, rendendola ancora più difficile da sopportare e che male si inserisce nei bisogni della società di oggi.

Pensate alla vostra malattia, o a quella di un parente, o ancora peggio a quella di vostro figlio: la società vi permetterebbe di non lavorare per potere seguire un vostro caro nel suo percorso come sarebbe giusto e dignitoso fare?No, perché non è contemplato fermarsi. E con la scusa che il tempo è sempre insufficiente e la società deve andare avanti, le persone vi passano vicino e non avete nemmeno il tempo per ricordarle. E un pezzetto di voi e della vostra esistenza se ne è andato.

Purtroppo tutta la società si evolve intorno alla figura dell’uomo, che ha già da parecchio tempo dimenticato quali siano i suoi ritmi biologici e quindi sta lentamente sprofondando in un vortice autodistruttivo che non potrà essere fermato. Forse i più ricchi, che non devono lavorare per vivere, potranno pensare di salvarsi ma non è così. Anche loro ormai si limitano a vivere la propria esistenza con gli eccessi di chi può permettersi ogni lusso e dimenticano i propri bisogni primari. Nel loro piccolo universo dorato c’è la stessa dose di veleno che si trova anche in quello dei comuni mortali, forse con meno stanchezza.

Quanto stravolgiamo i nostri ritmi? Pensiamo ad esempio al fatto che sia stato l’uomo a scandire il tempo. Che lo abbia diviso in ore e attribuito alla vita lavorativa un turno di 8 ore. Su cosa si è basato l’uomo per le sue 24 ore?Ovviamente sull’alternarsi del giorno con la notte.
Ebbene, pensate che per migliaia di anni esistesse la corrente elettrica per illuminare le stanze?Per illuminare intere città con i suoi divertimenti che vi impegnano tutta la notte?

No, è da duecento anni che l’uomo è riuscito ad inventare le lampadine e prima non esistevano. Quindi perchè abbiamo le ore di luce e quelle di buio?Per dormire, riposarsi, punto. E non è un caso che in inverno le ore di buio siano maggiori e aumentino le ore di riposo.

Lungi da me il ripudio della tecnologia, non intendo focalizzarmi su questo perchè io convivo anche bene con la tecnologia. Non è la tecnologia che ci ha fatto allontanare da quello che siamo sempre stati, è stato l’uomo ad allontanarsene. La tecnologia deve essere al servizio dell’uomo e non il contrario.

Quindi il mio consiglio è quello di rispettare i vostri ritmi, se non siete troppo occupati a combattere per la vostra sopravvivenza, prima di pensare a qualsiasi altra cosa che si possa catalogare sotto la voce di “realizzazione”.