Crea sito

Il cammino del Panda

MeMyself&Myblog

LE DIECI REGOLE DEL LAVORARE BENE IN ITALIA

LE DIECI REGOLE DEL LAVORARE BENE IN ITALIA

1)
Non assumerti mai responsabilità.
Nel caso qualcuno ti dica in maniera esplicita che hai fatto una cazzata cerca subito un capro espiatorio.

Troverai qualcuno su cui scaricare il misfatto no?Un collega malato, una donna gravida, qualcuno di mansueto che non riesca a rispondere al tuo attacco diretto.. c’è sempre un debole in ogni catena alimentare.. trova l’anello debole.

2)
Non ammettere mai di non sapere qualcosa.

Piuttosto fingi e simula una dimenticanza. Tu sai sempre tutto, per definizione.
Cerca di sviare il discorso su un argomento conosciuto e a domanda diretta fai finta di non sentire.
Urla più forte del tuo interlocutore quando questi interviene per spiegarti, ripeti i suoi concetti con un tono di voce superiore al suo e riuscirai a persuaderlo di avere compreso che quello che ti sta dicendo già lo sapevi.

3)
Delazione prima di tutto.

Se riesci a diffondere un pettegolezzo, una inutile falsità, o semplicemente una allusione fallo, sempre. Se puoi distruggere la vita privata di qualcuno, è un disonore non farlo, non dovrebbe esistere una vita privata.
Ovviamente il tuo target dovrebbe essere la persona che più mina il tuo spazio lavorativo, le tue public relations, il tuo posto rilevante. Ma se anche fosse un inoffensivo collega, fallo lo stesso, il training e la costanza sono fondamentali per la riuscita di una ottima performance.

4)
Il tuo obbiettivo principale deve essere quello di non lavorare e non fare lavorare gli altri.

Ogni pausa, ogni interruzione deve essere sfruttata,
soprattutto se il responsabile non è presente in ufficio. Se non ci sono interruzioni o c’è troppo silenzio cerca un video divertente, o inventati un blando motivo per interrompere la monotonia e disturbare chi lavora. Come quando eri a scuola alle superiori e facevate casino facendo venire un esaurimento al professore e prendendo per il culo le secchie.
Bei tempi quelli del tutti contro uno, degli scherzi idioti, delle battute sfiancanti e della volgarità dilagante.

5)
Tu non sbagli mai.

Solo gli sfigati fanno errori.
Sei già perfetto quindi non puoi commettere errori, sei il top, la vetta. Sapere che Dio ha creato l’uomo perfetto
finalmente ti riempie di orgoglio.
Hai presente la frase di Chuck Palahniuk? Tu SEI un irripetibile fiocco di neve, perfetto e unico nel suo genere.
Non importa che anche i pezzi di merda sono tutti diversi e unici nel loro genere, il principio di base c’è dai.

6)
Stai in pausa il più possibile e cerca sempre di sviare un discorso lavorativo con altri argomenti personali. Entra pure in scivolata soprattutto sui discorsi seri, prima regola sdrammatizzare sempre. Trova qualche aneddoto dal tuo repertorio, altrimenti ripeti i successoni.

7)
Lavora il meno possibile.

Fatti vedere sempre occupato e occupa il triplo del tempo necessario per svolgere qualsiasi
attività. Appena puoi, fai finta di interessarti a qualche problema e piazzati alle spalle di qualche collega che lavorerà al posto tuo.
Al mattino c’è la paua caffè, quindi fino alle dieci non si lavora.
Prima di mezzogiorno con la pausa pranzo è sempre un rischio mettere mano agli apparati. Dopo le tre del pomeriggio poi, non se ne parla neanche.

8)

Fai osservazioni sui colleghi.

Se manca qualche collega perchè è malato o ha la 104 per il parente invalido, fallo subito presente. Controlla chi arriva puntuale in ufficio e chi in ritardo e fai osservazioni in loro assenza e a voce alta. Tanto tu sei sempre in ufficio, perchè a casa ti odiano e poi non hai un cazzo da fare.
Se per caso ti ritrovi a coprire il turno di qualche collega perchè te lo ha chiesto il tuo capo (non di certo per uno slancio altruistico) esprimi sempre a voce alta il tuo disagio, facendolo passare come un favore. Chiedi che cosa ha il povero collega, e quando rientra, simulando interessamento e preoccupazione.

9)
Tramanda il tuo sapere.

La tua progenie deve perpetrarsi negli anni degli anni, essere tramandata ai giovani più meritevoli, che diventeranno
esattamente come te.
Se tutti fossero come te il mondo sarebbe perfetto, un luogo sicuramente migliore. Istruiscili e formali, non permettergli di avere autonomia e pensieri propri; incolpali, ti imiteranno e diventeranno simili a te pur di non contraddirti.

10)

Dichiarati cattolico.

Apertamente. Stai sempre dalla parte del più forte, del gruppo più numeroso, e in un paese in cui l’87% delle persone si dichiara cattolica non puoi di certo dichiararti ateo.
Tu ti senti un po’ Dio quindi in realtà ci credi perchè credi in te stesso, quindi basta questo per dichiararti cattolico.
Vai a tutti i funerali dei parenti dei colleghi come se andassi a una festa. L’uscita di gruppo senza permesso è
giustificata dal capo e per la regola numero 7 devi lavorare il meno possibile quindi sarebbe imperdonabile non andarci.
Nel viaggio in auto di gruppo poi, prima di arrivare ci si fanno grasse risate e quello è il momento migliore della
faccenda; devi solo cercare di rimanere serio per i tre quarti d’ora della funzione, in cui penserai a quanto ci sei
rimasto male quella volta che avevi voglia di pizza in mensa e l’avevano finita tutta.

La famiglia prima di tutto

C’è un articolo che volevo scrivere da un po’ di tempo e riguarda alcuni fatti di cronaca noti accaduti negli ultimi mesi.
Cito in particolare due di essi perchè riassumono la spaventosa violenza gratuita in stile arancia meccanica di cui ci meravigliamo quando parliamo di essi.
Il primo fatto riguarda un ragazzo, Gioele Leotta, emigrato per lavorare come cameriere stagionale in un locale nel Kent e ritrovatosi dopo soli sei giorni con un suo amico a fronteggiare un gruppo di lituani ubriachi. Gli hanno sfondato la porta della stanza a calci, sono entrati in gruppo e li hanno massacrati di botte. Giole è morto in ospedale e l’ amico si è salvato solo perchè si è finto morto.
Inizialmente si rimane perplessi per la dinamica dell’ accaduto e per l’aggressivuità, oltretutto scaturiti dal pretesto che qualcuno si sarebbe lamentato per il rumore proveniente dall’ appartamento dei lituani e quel qualcuno erano gli italiani.Ovviamente.
Giovani, appena arrivati e con un lavoro proprio lì sotto casa.Inizialmente si era parlato di un omicidio a sfondo razziale, in effetti non concordo..è qualcosa di più di un banale attacco razziale.
Immaginatevi di essere cresciuti in uno dei paesi tra i più poveri della zona EU con un salario minimo che si attesta sui 300 euro pro capite.La Lituania.
Magari non siete orfani e quindi siete fortunati a non essere stati abbandonati in un orfanotrofio in stile sovietico, ma avete avuto un genitore che quando andava bene faceva colazione con una pinta di vodka.
In questo contesto, una volta adulti emigrate con un paio di altri connazionali e magari lavoricchiando tra un sussidio e l’ altro riuscite a tirare la giornata. Una notte vi ospita qualcuno, altrimenti dormite in giro, come passatempo ci si ritrova e si beve tutto il giorno, in una squallida stanza di quindici metri quadri.
Poi arrivano due ragazzi giovani, carini e vestiti bene, che trovano lavoro proprio sotto casa e lo trovano subito. Qualcuno si lamenta per il rumore, forse è vero forse no, tanto non importa il pretesto..ormai l’invidia li acceca. Il gruppo, minacciato perchè senza lavoro, senza prospettive, composto da persone lavorativamente inqualificabili, a quel punto reagisce.
Il secondo fatto di cronaca invece riguarda l’ episodio avvenuto a Milano, di un capotreno aggredito con un machete da un gruppo di sudamericani. Uno solo era in possesso dei titoli di viaggio per salire sul treno, quindi il capotreno ha intimato agli altri amici di scendere e questo ha innescato la reazione di un ragazzo del gruppo che, estratto il machete dai pantaloni ha quasi reciso il braccio al controllore prima di scendere dal treno.

Anche in questo caso il gruppo si sente minacciato, deve separarsi e forse il capotreno aveva l’ intenzione di fermare qualcuno già troppo aggressivo.
Fatto sta che scatta la gara di solidarietà e poco importa che a sferrare il colpo sia stato uno solo, tutto il gruppo concorre all’aggressione e si diverte quasi per il gesto compiuto dal ragazzo col machete.
Come è giusto che facciano le pandillas del resto, bande disorganizzate incapaci di focalizzarsi perfino su una fonte di guadagno illecita, pronte ad azzuffarsi non appena il tasso alcolemico si innalza o per sfogare la rabbia incontenibile che non riescono a veicolare in altre attività costruttive.

Il consiglio, a chi in futuro anche solo per caso entra in contatto con persone che possano avere queste caratteristiche è di fare attenzione, molta attenzione e trattarli come una famiglia, un clan.

Come diceva il mio istruttore di jujitsu, vi insegno a usare un coltello così appena ne vedete uno magari trovate un diversivo che vi permetta di guadagnare qualche secondo. PER SCAPPARE. Non per fare gli eroi.

Dunque, per riconoscere questi gruppi disorganizzati non basta l’ etnia, perchè la violenza e la povertà sono ovunque.
La società produce questo genere di fenomeno, ci presenta il suo bel prodotto frutto della povertà, del consumismo, dell’ egoismo, della mancanza di quella che una volta era chiamata famiglia.
Non potete avere una famiglia se l’ unico genitore che avete non è mai lucido e magari spende i soldi che guadagna per tutto fuorchè farvi mangiare. O se avete un genitore che magari lavora ma quando va bene lo vedete alla sera mentre ritorna ubriaco e vi augura la buonanotte a cinghiate.
Nemmeno se siete orfani e siete stati parcheggiati in uno squallido orfanotrofio in stile sovietico fino ai 18 anni, dove avete vissuto deprivazioni e abusi, la parola famiglia vi sembrerà qualcosa di concreto.
La famiglia è sicurezza, protezione, accettazione.
Ma ecco che trovando dei giovani cresciuti in un contesto simile, ecco che la parola famiglia inizia ad assumere significato. Certo, non un significato genuino e costruttivo, ma dei rapporti che nascono dal bisogno di protezione e sfociano nella violenza pura e incontrollabile. Qualcuno che magari vi difenda se altri cercano di attaccarvi, che vi offra un riparo quando fa freddo o state male, che condivida qualcosa da bere con voi.
Se avete letto il romanzo di Chuck Palahniuk, Fight Club, ne avrete una versione epurata.
È la società liquida (cit. Bauman) a rendere l’individuo debole non proteggendolo, lo spinge a cercare nel gruppo, qualsiasi gruppo, la propria personalità e il proprio bisogno di protezione.
Inutile scandalizzarsi del fenomeno, inutile pensare che possa diminuire se la lotta contro il più debole è una prerogativa della società odierna che invece difende i gruppi di potere.
Nelle carceri i legami del gruppo si rafforzano, si approfitta del tempo per riorganizzare le attività illecite del gruppo e non c’è rieducazione possibile.
Bisogna agire prima, se davvero importa mitigare il fenomeno, si deve intervenire sui bambini di strada e negli orfanotrofi. Affidarli a famiglie vere che li proteggano. Aiutare a recuperare se possibile il rapporto tra il bambino e il genitore, evitando anche tramite sussidi che trascorra la sua giornata lavorando e non abbia tempo da dedicare al figlio.
Se teniamo conto che le famiglie monoparentali sono in aumento e che le condizioni lavorative moderne sono in peggioramento rispetto al passato, non c’è da aspettarsi in futuro una diminuzione del fenomeno, anzi, sempre più adolescenti alienati ingrosseranno le file dei nuovi eserciti.
Perchè di questo si tratta, laddove le bande sono radicate e organizzate da vere e proprie associazioni criminali, possono contare sul reclutamento di giovanissimi soldati per i loro crimini.
Le identità nazionali con i loro eserciti si sono indebolite, abbiamo abolito il servizio di leva, e in compenso ci ritroviamo adesso nuovi criminali con i propri eserciti personali che sfruttano dei ragazzini.
Bisogna evitare che si formino gang di ragazzini, dividendo il gruppo, affidandoli a famigliari o comunità distanti km dal gruppo. Non devono esistere minori abbandonati, sfruttati, percossi che siano annoiati e abbandonati a loro stessi nei peggiori quartieri residenziali.
Farcela da soli è possibile, anche scegliere la strada giusta, ma è terribilmente difficile e un bambino si sente smarrito, debole, insicuro in tutto quello che fa..non tutti riescono ad attraversare l’ inferno e ad uscirne incolumi.

Come ti buco la rete.. aka hacked team

Stavo seguendo la vicenda di questi giorni relativamente allo scandalo Hacked Team.
Dunque, per prima cosa non mi sento di difenderli come vittime; semplicemente è venuto tutto a galla perchè probabilmente per essere degli esperti di sicurezza informatica sono stati quantomeno sprovveduti, e lo dimostrano il milione di email in chiaro con tanto di riferimenti pubblicate da Wikileaks (tra l’altro un sito che si è solo occupato di dare visibilità alla cosa.. quando ormai il materiale era già stato violato).
Lavorando nel settore ho cercato di capirne qualcosa in più.. proverò a spiegare in maniera semplice alcuni concetti…
Bhe intanto presentiamo la società Hacking Team, che vende sul mercato il suo pezzo forte chiamato RCS ovvero sistema di controllo remoto, che secondo il loro sito permette di intercettare il traffico di un soggetto (il target) e trasmetterlo in maniera criptata e quindi totalmente sicura e invisibile ai loro server.
Perfetto. L’intelligence e le società di mezzo mondo se ne avvalgono come una società di consulenza.. una società che ha messo in piedi la propria rete, efficiente, mondiale, che nessuno potrebbe facilmente rimpiazzare.
Allora i fatti strani sono principalmente due:
Il primo è che il software viene inoculato tramite un trojan, exploit(attraverso il vulnerabile flash player) o tramite altri metodi di attacco (Injection Proxy Appliance) e una volta che il traget è stato quindi raggiunto si procede inviando il traffico su un Proxy anonimo e in maniera criptata che loro chiamano Anonymizer, e sono collocati in giro per il mondo, in Romania ad esempio e negli Stati Uniti o in Russia.
Questo sicuramente è poco nobile, governi che spiano governi, aziende che spiano concorrenti, ma insomma le solite cose che si devono fare per tirare a campare.
La seconda cosa strana e secondo me più grave, è il fatto che a un certo punto i loro Anonymizer diventino irraggiungibili. Normale, visto che il loro fornitore di servizi vps Santrex pare fallisca. E qui succede la cosa strana, ovvero che qualcuno deve rendere raggiungibili quei server a livello mondiale altrimenti il traffico dei target si perde e allora interviene un fornitore di servizi internet e ci pensa lui ad annunciare gli ex indirizzi di Santrex.
Allora, se navigate in internet e siete un cliente residenziale che insomma..paga poco, il vostro fornitore vi assegnerà un indirizzo dinamico, pescandolo da un bacino di indirizzi disponibili sui suoi server. Se siete un cliente più importante invece, che paga quindi un pochino di più, vi assegnerà invece un indirizzo statico, che non cambierà nel corso delle varie connessioni e appartiene al range di indirizzi assegnati al provider.
Inizialmente tutti i clienti avevano indirizzi statici, ma successivamente per il problema della scarsezza di indirizzamento ipv4 si decise per indirizzamento privato/nat/dinamico.
Per annunciare gli indirizzi internet i provider utilizzano dei protocolli di routing, che permettono a tutti i router di localizzare un determinato indirizzo..dato che internet deve connettere tutti con tutti.
In questo caso, tramite un protocollo chiamato BGP, un fornitore di servizi internet dichiara un range di indirizzi (255) come suoi e quindi incomincia a trasmettere ed aggiornare i router degli altri fornitori di servizi per fare in modo che quella rete sia resa raggiungibile.Ecco questo è il problema che mina la fiducia a livello mondiale ora di un protocollo e soprattutto dei fonitori di servizi internet.
C’è sempre stata fiducia tra i fornitori, che stipulano anche appositi contratti di peering per quanto riguarda il flusso di traffico e lo scambio di rotte, ma ovviamente in futuro si sentirà sempre più parlare di SBGP, ovvero della versione sicura del protocollo incriminato, che al momento non viene utilizzata.
Questo permetterebbe di scambiarsi rotte solo su indirizzi verificati perchè assegnati a un preciso AS e non si incorrerebbe più nella slealtà di alcuni provider.

Vivere il tuo tempo

In generale, quando nella società la maggior parte dei partecipanti non si rende conto di concorrere a nessun bene comune e a nessuno scopo ben preciso ma solo di partecipare passivamente a modi, tempi e abitudini imposti da qualcos’altro, qualcosa va tremendamente storto.
Se ripensassimo al passato e ai momenti più tetri della storia dell’umanità ci accorgeremmo che proprio questa ignoranza ha comportato lo sviluppo di movimenti lesivi della libertà del singolo poi sfociati in atti disumanizzanti.
Siamo tutti sempre più soli e individualisti; eppure il consumismo riesce a trasmetterci l’illusione di essere unici e di poter scegliere e personalizzare i suoi prodotti identici per tutti. Quando corriamo a fare la fila per comprare il nuovo modello di cellulare che dopo poche ore verrà rimpiazzato da un suo modernizzato e più aggiornato surrogato, stiamo semplicemente riducendo noi stessi a prodotto. I nostri soldi, il nostro tempo, i nostri gusti vengono inglobati nella società dei consumi.
In un certo senso, come scriveva Günther Anders , lasciamo che i nostri vecchi oggetti che ci hanno seguito e magari sono ancora funzionanti ma ai nostri occhi innecessari vengano buttati via insieme al nostro passato. Ma quegli oggetti rappresentano già un pezzo del nostro mondo e del nostro passato, di cui ci disfiamo per altri oggetti di cui non abbiamo un reale bisogno perché più moderni.
Noi stessi siamo diventati un prodotto e in che modo? Invecchiamo, sempre più in fretta, come i nuovi modelli diventiamo obsoleti in poco tempo. Ci illudiamo di potere rimanere al passo con il tempo rimanendo giovani o fingendo di esserlo, riuscendo a seguire le mode che eventualmente riusciamo a inseguire fosse solo nei due mesi estivi in cui ci viene imposta la competizione dei corpi in una affollata spiaggia brulicante di vita.
Corriamo in palestra subito dopo il parto, per ritornare ad essere un prodotto commerciabile, cerchiamo di “tenerci bene “ per potere essere rivendibili sul mercato, su un mercato in cui la carne scade in fretta e noi non riusciamo a starle dietro. Sostituiamo le altre persone come se fossero un prodotto, trattandole superficialmente e utilizzandole sino a quando ci sono utili, ma alla prima difficoltà tendiamo ad abbandonarle.. laddove finisce il guadagno, il nostro ritorno personale, le lasciamo stare come se fossero dei prodotti che non ci servono più.
Trascurando il fatto che le persone si possano sentire abbandonate; le più sensibili e meno abituate a trattare una fitta rete di rapporti sociali superficiali potrebbero soffrirne, sentirsi talmente snervate da ammalarsi o lasciarsi andare in un mondo che non le capisce più.
Oggi nessuno vuole morire, nessuno vuole invecchiare ma ci si dovrebbe chiedere che senso ha vivere una vita senza eroismo, senza vere emozioni che ti facciano sentire vivo, ma solo un susseguirsi di giorni tutti identici e anestetizzati dall’acquisto del prodotto che la rèclame e la massa di altri consumatori ritengono necessaria per la felicità dell’individuo.
Eppure una volta, c’era un diverso modo di vivere… Siamo abituati a vivere qui ed ora, come se fosse sempre stato così, come se ci venisse consegnato un presente e un futuro senza una possibilità di intervento o influenza…Invece, basterebbe pensare ai Greci e alla loro concezione ciclica del tempo per riscoprire alcuni valori e semplicemente alcuni ritmi trascurati a cui dobbiamo comunque sottostare perché ci vengono imposti dalla Natura. La ciclicità del tempo, delle stagioni della vita, come una ruota che gira.

La salute: il primo pilastro del viver bene

tumblr_na9b92UcUg1sfie3io1_1280 Siamo sempre tutti troppo occupati e distratti, alla ricerca di quella che definiamo felicità.

Condizione per noi ignota e spesso anche troppo astratta a cui associamo questa o quella scelta legata alla nostra insignificante vita. Tra gli insegnamenti che la vita ti permette di apprendere forse il più importante è questo: siamo così, insoddisfatti, e dobbiamo imparare a convivere con la nostra natura. E magari anche a raggirarla.

Non so se credere in Dio e in uno dei suoi scherzi mal riusciti (qualsiasi cosa Dio significhi per ognuno di noi), ma siamo stati creati così. Questa voglia di volere lasciare un segno del nostro viaggio nella sconfinata storia dell’universo non è altro che una condanna che ci impedisce di godere il presente e quindi la vita che viviamo.

Essere vivi significa esattamente questo, avere il privilegio di essere qui ed ora, tutto il resto non conta.

Quindi se dovessi descrivere qual è la cosa fondamentale a cui le persone dovrebbero tenere maggiormente, bhe prima dell’amore, prima del denaro, prima di ogni altra cosa a cui dedicate ore di prezioso tempo e sconfinate energie, dovete tenere alla vostra salute.

E la salute si mantiene seguendo quello che è il nostro ritmo naturale, cercando di rispettare il tempo dedicato al riposo, nutrendosi, respirandoe seguendo e rispettando quello che Maslow aveva collocato alla base della sua piramide (http://it.wikipedia.org/wiki/Bisogno). Tutto il resto, viene costruito sopra.

Se non riuscirete a conciliare i vostri impegni con i vostri bisogni primari, prima o poi vi ammalerete. La malattia è una tortura terribile, in cui ci si ritrova ingabbiati e che non è contemplata dalla nostra società. Siamo assimilati a macchine, e ormai siamo talmente tanti che anche la salute di un individuo ha perso il suo valore. Anche se veniamo curati(io preferisco usare il termine riparati) nel periodo della malattia diventiamo ancora utilizzabili come ultimi consumatori e infine come pezzi di ricambio. Per poi essere scaricati all’ultimo battito utile del cuore.

Odio la malattia, ma solo quando si è malati si riesce a distinguere davvero chi ti ha amato; oltretutto la malattia si inserisce come un nemico tra il malato e le persone che ancora lo amano, rendendola ancora più difficile da sopportare e che male si inserisce nei bisogni della società di oggi. Pensate alla vostra malattia, o a quella di un parente, o ancora peggio a quella di vostro figlio: la società vi permetterebbe di non lavorare per potere seguire un vostro caro nel suo percorso, come sarebbe giusto e dignitoso fare?No, perché non è contemplato fermarsi.

E con la scusa che il tempo è sempre insufficiente e la società deve andare avanti, le persone vi passano vicino e non avete nemmeno il tempo per ricordarle. E un pezzetto unico di voi e della vostra esistenza se ne è andato. Purtroppo tutta la società si evolve intorno alla figura dell’uomo, che ha già da parecchio tempo dimenticato quali siano i suoi ritmi biologici e quindi sta lentamente sprofondando in un vortice autodistruttivo che non potrà essere fermato.

Forse i più ricchi, che non devono lavorare per vivere, potranno illudersi di salvarsi ma non è così. Anche loro ormai, si limitano a vivere la propria esistenza con gli eccessi di chi può permettersi ogni lusso e dimenticano i propri bisogni primari. Nel loro piccolo universo dorato c’è la stessa dose di veleno che si trova anche in quello dei comuni mortali, forse con meno stanchezza. Non parliamo poi dei rapporti personali: opportunistici, sempre vincolati a qualche sorta di guadagno, si circondano inevitabilmente da persone con una agenda nascosta che cercano sempre di guadagnare qualcosa da loro.  Trattandoli appunto come degli oggetti, se non peggio.  Ricordo un articolo in cui il figlio unico di un miliardario cinese, un fuerdai, odiava la solitudine a tal punto da dover pagare qualcuno anche solo per andare al cinema, al punto da avere un vero e proprio tariffario per “gli amici”.

Quanto stravolgiamo i nostri ritmi? Pensiamo ad esempio al fatto che sia stato l’uomo a scandire il tempo. Che lo abbia diviso in ore e abbia attribuito alla vita lavorativa un turno di 8 ore.

Su cosa si è basato l’uomo per la scelta delle 24 ore?Ovviamente sull’alternarsi del giorno e della notte.

Ebbene, pensate che per migliaia di anni sia esistita la corrente elettrica per illuminare le stanze?Per illuminare intere città con i suoi divertimenti che vi impegnano tutta la notte? No, è da duecento anni che l’uomo è riuscito ad inventare le lampadine e prima non esistevano.

Quindi perchè abbiamo le ore di luce e quelle di buio?Per dormire, riposarsi, punto. E non è un caso che in inverno le ore di buio siano maggiori e aumentino le ore di riposo. Lungi da me il ripudio della tecnologia, non intendo focalizzarmi su questo perchè io convivo anche bene con la tecnologia. Non è la tecnologia che ci ha fatto allontanare da quello che siamo sempre stati, è stato l’uomo ad allontanarsene.

La tecnologia deve essere al servizio dell’uomo e non il contrario.

Quindi il mio consiglio è quello di rispettare i vostri ritmi, ovviamente se non siete troppo occupati a combattere per la vostra sopravvivenza, prima di pensare a qualsiasi altra cosa che si possa catalogare sotto la voce di “realizzazione”.

Chi sono

Come ogni blog che si rispetti, anche questo avrà la sezione dedicata alle presentazioni.

Possibilmente non in terza persona, dato che non amo parlare di me in maniera egocentrica.

Questo,tecnicamente, è il mio primo articolo e cercherò di spiegare il motivo che mi spinge ad aprire un blog.
Per prima cosa, penso sia utile che i miei pensieri possano godere di uno spazio virtuale in cui prendere forma; secondo, spero che questo blog ed i pensieri ivi contenuti possano essere di aiuto per qualcuno di passaggio (così come tanti blog lo sono stati per me) e per ultimo, avevo voglia di aprire un blog tutto mio perchè ho delle cose da scrivere (banale direi..).

Questo blog non avrà quindi un’area tematica specifica, mi riservo di scrivere quello che più mi aggrada e mi appassiona in un determinato momento.

Mi rendo conto che un blog tematico sia più redditizio, e che al contempo potrei sfruttare le mie competenze per ricavarne visibiità e guadagno, ma non mi interessa.

Qui potrei postare le mie ricette ma non per questo diventerò un food blogger, oppure parlarvi di internetworking o ancora di palestra; cercando di contribuire con qualche consiglio che spero possa esservi utile ma senza tentare di farne una professione a tempo pieno, dato che ho già un lavoro.

Per quanto riguarda la mia identità, non mi esporrò in prima persona e ci tengo a ribadire che qualsiasi opinione qui postata è del tutto personale e insindacabile, dato che ogni giorno sgomito per guadagnarmi dello spazio nel mondo reale non vedo perché dovrei farlo anche qui.

Il mio blog non avrà un aspetto accattivante dato che non sono un web designer e riuscirò a scrivere sporadicamente alla sera, ma spero che vi aspettiate altro da me. Ci leggiamo presto.